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martedì 15 ottobre 2013

Tarallucci e Vino

L'autunno sulla Murgia si aspetta a braccia conserte.
Per il freddo, non per l'attesa.
Le mani iniziano a fare su e giù sfregando il corpo a partire da Settembre, quando qualche camino inizia a sputare fumo e ad intorpidire il cielo.
Nelle piccole strade gli alimentari sfornano qualcosa di caldo, ci si arma della teglia con i buchi per cucinare le castagne e si va in cantina a fare scorte di vino.
Le vecchiette gridano da una parte all'altra della strada, si raccontano che le giornate  si sono fatte più corte stringendo le spalle nello scialle di lana dura.

Comara Domenica si metteva sulla strada ad aspettare che Tina, dal sottano, sfornasse i taralli. Io arrivavo correndo da casa dei nonni, come se avessi sentito le campane della messa, attenta a non inciampare tra le chianche del centro storico. Con il fiatone spostavo la tenda che separava casa di Tina dalla strada.
Io ero l'amica del cuore di Anna, sua figlia, e avevo il privilegio di addentare i taralli appena fatti. 
Prima ancora di Comara Domenica.
Tina e Anna avevano le mani umide a furia di chiudere i taralli, io mi sedevo appoggiando la testa al muro ghiacciato e le guardavo armeggiare la massa come fosse oro.
Oro con i semi di finocchio.

Per chi nasce da quelle/queste parti il tarallo è sacro. Quando penso alla mia terra mi vengono in mente gli ulivi, i taralli, il vino e le orecchiette. Tutti cibi forti, duri e grezzi. Roba di sostanza.
Ogni volta che vado a casa, gli amici prima di salutarmi dicono Ricordati i taralli! ed io, prima ancora di ricevere richiesta chiamo mamma e  dico Ricordati di comprare i taralli!

Un buon pugliese, a furia di addentare taralli può tentare, ad un certo punto della sua vita, di stilare una classifica sul prodotto migliore, individuando paese di produzione e panificio. Personalmente scelgo Andria.

Non a caso, qualche giorno fa, la mia amica Tiziana postava su Facebook il suo primo esperimento di taralli fatti in casa. -Cavolo Tizi, devi darmi la ricetta!- e, dopo qualche giorno, lei m'inviava un piccolo racconto che ho deciso di pubblicare così com'è.
E' impossibile postare questa ricetta escludendo il cuore di chi la prepara, perché, come tutte le cose che hanno a che fare con la tradizione, quello non resta mai fuori dalle mura domestiche.


1/2 - 1/5 - 1/8

Ho scelto questa sequenza per chiamarli taralli.

Sì, perché dovevano cambiare un po’ natura perché si materializzassero tra le mie mani. Ho ripetuto più volte durante la giornata, quasi come un mantra, la sequenza “un mezzo-un quinto-un ottavo-cinquecento-duecento-centoventicinque” e non ci potevo credere: avevo in mano la ricetta dei taralli. Non che non la si trovasse in giro, certo, ma era importante per me prendere coscienza del fatto che stavo per mettere le mani in pasta e realizzarli, stavo per gridare ai profumatissimi panifici del quartiere e della città che avevo scovato il segreto e non certo per farne poi concorrenza sul mercato, quanto per provare la sensazione di quel sorriso che ti guarda stranito per dirti: “grazie”, scuotendo con dolcezza la testa a dire “non possiamo darle la ricetta, è complicato” .
I sorrisi dei panifici pugliesi sono superbi, ma fanno bene ad esserlo. Una fresca e fragrante pagnotta di grano duro, tesa al cliente con sguardo arcigno, diviene pane raffermo al primo morso. Così, un tarallo offerto tra due dita nell'attesa per fartene assaporare l’autenticità - ogni panificio, poi, ha la sua ricetta ed è sempre la migliore- se non è accompagnato dalla gioia con cui è stato lavorato e infornato, non è un vero tarallo: l’arte del panificare si accompagna all'arte del sorriso, l’una e l’altra insieme.

Fontana di 500 gr di farina tipo 00
Aggiungi 200 ml di vino bianco secco in cui precedentemente hai fatto sciogliere un cucchiaino di sale.
125 gr di olio extra vergine di oliva
Semi di finocchio, o qualsiasi altra spezia gradita, a volontà.

L’impasto risulta ben lavorabile, nonostante il vino lo renda un po’ più duro rispetto a quello del pane. Verrà lavorato per almeno venti minuti e lasciato riposare per mezz'ora e coperto al fresco.
Nel frattempo si preparano i canovacci e la pentola dove portare a bollore dell’acqua.
Preparare i taralli a partire da cordoli di impasto di circa 1 centimetro e mezzo di spessore e riporli sul canovaccio. Terminata questa fase, nel frattempo l’acqua è a bollore ed è il momento di immergervi i taralli- una decina per volta- per qualche secondo, finché non vengono a galla. Bisogna lasciarli riposare qualche minuto su un canovaccio per farli asciugare prima della cottura nel forno.


Infine infornare, in forno preriscaldato e statico, a 200° per 30 minuti o finché non sono perfettamente dorati.
Li mangi tutti appena tirati fuori dal forno.


Postilla:

Ho scritto il pezzo cercando di catturare le sensazioni di quello che io chiamo l’evento. Impazzisco per i taralli, ma sono per me una cosa così sacra che non ho mai- e dico mai- pensato che potessero essere riprodotti. Ed è vero che un po’ è dovuto al segreto custodito dai panificatori, che io guardo con altrettanta sacralità.
Quando ho preso la decisione di auto-produrli è stato un lungo processo di training autogeno, caratterizzato da un insieme di immagini e ricordi del mio passato: da quando ne mangiavo in quantità industriali da piccola, anche a casa della nonna che ogni tanto li produceva nella sua stufetta a legna, a quando con Vincenzo abbiamo setacciato e saccheggiato – in dieci anni di condivisione- tutti i panifici di tutte le cittadine che vivevamo o visitavamo alla ricerca del tarallo più buono. Ha vinto Andria. Ergo, sono legata ad Andria anche per via della sua personale ricetta dei taralli.







mercoledì 11 settembre 2013

Storia di un Peperone che finì in agrodolce

Il lunedì era il giorno dei legumi, il sabato quello della pasta al burro per alleggerirsi dal peso della settimana e prepararsi alla domenica, tutti gli altri giorni erano dedicati alle verdure, al minestrone e alla frutta.

-“Nonna cosa si mangia oggi?”
-“Oggi ho fatto la minestra di zucchine” mi rispondeva ed io la guardavo con qualche smorfia per approvare o meno il piatto. Quando storcevo il naso nonna Lidia avvicinava la sedia accanto alla mia e, con la minestra di fronte, cercava di togliermi il broncio raccontandomi le storielle sulle verdure. Mi parlava delle vitamine, del ferro e in quali parti del mio corpo andavano a finire tutte queste proprietà che io immaginavo come tanti piccoli omini che camminavano sotto la pelle. Restavo lì, un po’ imbronciata ad ascoltarla e alla fine piano piano avvicinavo la piccola mano alla posata e iniziavo a mangiare per diventare forte e piena di omini delle vitamine che mi facevano correre veloce, vedere più lontano e ricordarmi bene a memoria tutte le tabelline.
Con il tempo le ricette sono passate di nonna in nipote e, con altro tempo ancora, ho iniziato a sperimentare da sola tenendo bene a mente però tutti gli insegnamenti ricevuti.

Per esempio dei peperoni la nonna mi diceva che quelli gialli e rossi sono i più dolci e, così come tutti i frutti colorati di giallo, rosso e arancione sono ricchi di Vitamina C ( “Sai a nonna quella che si trova nelle arance”?). 

Con un grosso peperone rosso ho sperimentato questa ricetta in agrodolce con ingredienti semplici, reperibili e totalmente veg. La quantità riportata è relativa al consumo di una sola persona, quindi raddoppiate le dosi a seconda delle vostre necessità.

Ingredienti:
1 peperone rosso
1 cucchiaio abbondante di uvetta
2 cucchiai di mandorle a scaglie (vanno benissimo anche intere purchè siano pelate)
2 cucchiaini di aceto balsamico
Sale , olio e acqua q.b.

Preparazione:
Versate in una padella antiaderente un filo di olio , 3 dita d’acqua e i 2 cucchiaini di aceto balsamico e aggiungete un peperone rosso precedentemente lavato e tagliato a tocchetti. Fate cuocere il tutto a fiamma bassa (ho utilizzato il fornello per la moka) con un coperchio. Dopo qualche minuto di cottura aggiungete  le mandorle, l’uvetta e il sale (quest’ultimo a seconda dei gusti, ma mi raccomando OCCHIO AL SALE!). Mescolate il composto e rimettete il coperchio e di tanto in tanto controllate se l’acqua viene assorbita e in tal caso aggiungerne un altro po’. Procedete in questo modo fino a completa cottura della verdura. Alla fine vi si presenterà un sughetto molto cremoso. Attenzione: non spegnete il fuoco fino a che l’ultima dose di acqua aggiunta non sia completamente assorbita.

Dove lo metto sto' peperone?
Con questo sughetto potete condire un bel piatto di pasta, accompagnare una porzione di riso in bianco, riempire un panino e perché no imbottire una piadina aggiungendo del tofu alla piastra o stracceti di seitan.

Buon appetito!



                                         contorno per riso basmati con gomasio alle alghe


martedì 19 febbraio 2013

Tofuricette. Come impiegare deliziosamente il formaggio di soia.



2)Sformato di verza, patate, tofu e pomodorini

Continuo a sponsorizzare l’acquisto del tofu naturale mostrandovi un’altra gustosa ricetta da preparare con l’utilizzo della mattonella bianca. Per essere sinceri vi dirò che con una sola forma sono riuscita a preparare i due piatti: questo e quello precedentemente descritto. Con questa ricetta ho consacrato ufficialmente la verza come una delle mie verdure preferite. Da quando mia mamma mi ha insegnato a cucinarla anche al forno mi si è aperto un mondo, quindi ora che siamo in  stagione direi proprio che è il momento di andare a tutta verza sperimentando nuovi e deliziosi piatti.

Ingredienti per 2 persone/ anche una se siete affamati e golosi
Metà verza di piccole dimensioni
4 patate piccole
½ formella di tofu al naturale
5 pomodorini datterini
sale qb
gomasio

Preparazione
In un pentolino lessate le 4 patate fino a quando diventano molto tenere. In una padella a parte fate appassire la verza tagliata a pezzettini con olio, due dita d’acqua e un po’ di rosmarino. Quando la verza è cotta e dorata spegnete la fiamma. Foderate una teglia con un po’ di carta forno, versate un po’ di olio e gomasio equamente distribuito sul fondo. Poi versate la verza dopo aver eliminato eventuale acqua di cottura. La verza deve essere ben cotta e ben asciutta. Poi pelare le patate e tagliarle sottilissime a rondelle in modo tale da ricoprire lo strato di verza. Sulle patate tagliuzzare finemente il tofu formando un altro strato e infine formare un ultimo strato con i pomodorini tagliati a pezzettini. Sale, olio, gomasio. Mettere la teglia in forno a 180/ 200 gradi fino a quando la superficie del composto non si sarà un po’ abbrustolita come la crosta della pasta al forno.

N.B.: Ho utilizzato metà composto come condimento per riso e non c’è che dire, sono stata proprio fiera di me e felice di aver mangiato tanta verza!
Buon appetito a tutti e ricordatevi che mangiare semplice è meglio!



Tofuricette. Come impiegare deliziosamente il formaggio di soia.


1) Spaghetti integrali con verdure, rosmarino e sfoglie di tofu

A guardarlo il tofu non ispira un granchè. Si trova al supermercato imbustato a forma di mattonella bianca, inodore e insapore. Ci sono poi le versioni più “evolute” di tofu e quindi alcune marche hanno iniziato a produrre tofu affumicato o tofu alla pizza, tofu alle erbe, al basilico, insomma tofuconognicosa. Ma, non tutti sanno che, la "primitiva" mattonella bianca insapore si può utilizzare per la preparazione di tantissimi piatti e che il tofu tende a prendere e a raccogliere in sé i sapori degli ingredienti che gli vengono abbinati. Di conseguenza se siete fan delle pappe pronte potete continuare a comprare i vari tofu basilico, pizza e chi più ne ha più ne metta spendendo esattamente il doppio rispetto all’acquisto della versione base. Ma, se siete degli sperimentatori e amate cucinare, tagliuzzare e abbinare, allora continuate ad acquistare cibi semplici, tante verdure e tanti odori come rosmarino, basilico, alloro oppure spezie come il curry che amo infilare un po’ dappertutto.

Ingredienti per 2 persone
1 peperone rosso piccolo
1 zucchina
due, tre cucchiai di sedano tritato,
metà formella di tofu bianco al naturale tagliato a cubotti
un rametto spezzettato di rosmarino
4 cucchiai olio di oliva extravergine
½ tazzina di vino bianco
1 cucchiaio abbondante di gomasio
sale qb
120 gr di spaghetti integrali

Preparazione
In una padella antiaderente versare olio e inserire le verdure tagliate a pezzettini, farle rosolare e poi aggiungere il tofu, il rosmarino, il sale e il vino bianco. Mettere il coperchio e far cuocere il tutto a fiamma bassa. Quando le verdure sono cotte aggiungere una manciata di gomasio come fosse formaggio grattugiato. Cucinare a parte gli spaghetti integrali, scolarli al dente e continuare la cottura saltandoli in padella con il preparato di verdure. Aggiungere del pepe.

Buon tofu a tutti!


giovedì 20 dicembre 2012

Premio alla frutta: Clafoutis di mele


 Dicembre è il mese dei miei ricominciamenti: prima il blog e poi la corsa.
É da mesi ormai che il mio ginocchio proprio non vuole collaborare, ho una leggera infiammazione che dopo visite e consigli vari, non vuole passare del tutto.
Il primo saggio rimedio è stato quello di prendermi un periodo di riposo dalle varie attività sportive che comportavano un carico per il mio povero ginocchio, prima fra tutte: la corsa.
Poi ho iniziato a rinforzare la muscolatura delle gambe per evitare inutili sovraccarichi e quindi via libera alla bicicletta e, per finire, mi sono iscritta a tai-chi ed eseguo ogni mattina esercizi di yoga-pilates per mantenere il corpo elastico. Che lavoro!
Dopo un po’ di pratica ho sentito il mio corpo reagire meravigliosamente e, in modo del tutto naturale e spontaneo, stamattina ho indossato le scarpe da jogging e ho ripreso a corricchiare nel parchetto vicino casa.
Io e il mio ginocchio ci siamo accordati per un sano allenamento di mezz’ora senza esagerare dopo una lunga pausa. 
Ho trascorso mesi a disperarmi, a chiedere ai medici quando avrei potuto riprendere, quando sarebbe passata l’infiammazione, cosa avrei potuto fare. Poi il mio corpo ha deciso di riprendere energia e vigore dagli esercizi con cui quotidianamente lo alimentavo. Stamattina non avevo in progetto di andare a correre, eppure, finita la colazione, ho sentito qualcosa dentro di me che diceva: “sei pronta, ora puoi andare”.
Non mi resta che preparare un bel dolcetto per festeggiare questi due nuovi inizi importanti.

Clafoutis di mele
*ricetta originale presa da internet, personalmente modificata.

Ingredienti
4 mele golden
90 gr farina
200 ml latte
1 pizzico di sale
3 uova
1 bustina vanillina
100 gr zucchero Mascobado (per questa ricetta ho utilizzato lo zucchero di canna integrale per dare al dolce un sapore particolare, come se fosse speziato. Potete utilizzare tranquillamente lo zucchero che avete nelle vostre dispense).
Per imburrare
10 gr burro o margarina
30 gr zucchero

Preparazione
Sbucciate le mele e tagliatele a tocchetti. Imburrate una pirofila dai bordi bassi e cospargetela di zucchero. Sbattete a parte le uova con lo zucchero fino a montare il composto, aggiungete la vanillina, il sale e la farina continuando a mescolare. Infine aggiungete lentamente il latte.
Adagiate uniformemente le mele sulla teglia e versate sopra il preparato. Infornate per 40 minuti finché la superficie del clafoutis non sarà dorata. Togliete il dolce dal forno e spolverizzatelo con zucchero a velo.



N.B.: Il clafoutis è un dolce perfetto per poter utilizzare qualsiasi tipo di frutta, magari potete prepararlo per non gettar via frutta matura che non desiderate gustare cruda. É inoltre un’ottima idea per proporre un dolce gustoso e profumato ma allo stesso tempo leggero, facile e veloce da preparare. É possibile deliziarsi anche con delle varianti salate. (http://it.wikipedia.org/wiki/Clafoutis).

Buone coccole fruttose a tutti!




mercoledì 19 dicembre 2012

Riciclare in cucina. Segreti per non buttare via niente


Mancano pochi giorni a Natale e questo fine settimana raggiungerò la mia famiglia per trascorrere insieme le feste. Bisogna lasciare bella, pulita e in ordine la casetta milanese: buttare la spazzatura, dare l’acqua al Ciclamino, chiudere finestre e porte, staccare tutte le prese. Bisogne infine svuotare il frigorifero per evitare che ci sia della roba che vada a male e che bisognerà buttare al rientro. Purtroppo è avanzato un po’ di cibo dalla spesa della settimana e, da qualche giorno mi sto deliziando con ricette facili e veloci per evitare sprechi e riciclare gli alimenti che rischierebbero di scadere o rovinarsi.
Ho iniziato a dar vita a piatti ricchi e fantasiosi cercando di ricordarmi una regola fondamentale: tutto quello che è in scatola o imbustato o comunque sigillato può essere conservato ancora per un mese quindi va lasciato nel frigo (es: confezione di salmone, formaggi in confezione intatta, yogurt con scadenza a gennaio ecc.). Pertanto mi sono sbizzarita con frutta e verdura e formaggi già aperti precedentemente.
Devo confessare che non sono una grande fan delle scadenze, nel senso che non seguo quasi mai le indicazioni riportate sulle confezioni. Prima di buttare qualsiasi cosa l’annuso e osservo l’aspetto, se i sensi mi danno il consenso allora continuo ad utilizzare l’alimento nonostante sia “scaduto”. Per esempio ho mangiato per quasi una settimana yougurt  scaduti da una ventina di giorni prima. Non sono morta e non ho trascorso il resto dei giorni attaccata al gabinetto, quindi la mia raccomandazione è di fidarvi dei vostri sensi e di assicurarvi prima di buttare gli alimenti in scadenza.

Oggi ho preparato un pasto fresco e leggero legittimata da questa bellissima giornata di sole e dalle calorie gentilmente offerte dal tiramisù di ieri sera.


INSALATA RICICLOSA
Ingredienti:
1 pugnetto di insalata mista (avanzi foglie miste in busta)
1 finocchio
5 mandorle
3 fichi secchi
100 gr di feta/ formaggio greco (confezione aperta un bel po’ di giorni fa e in scadenza).

(Vorrei precisare che le mandorle così come i fichi secchi non sono stati acquistati per la ricetta, ma fanno parte della mia dispensa di frutta secca che rimane assortita durante tutto l’anno. Questi preziosissimi semi e frutti oltre ad essere ricchissimi di vitamine, sali minerali, proteine sono un’utilissima fonte di energia e benessere. Pertanto possono essere utilizzati da soli come spuntino o per insaporire minestre, insalate e yogurt).

Preparazione: 
Versare nel piatto l’insalata e il finocchio precedentemente lavati e tagliuzzati. Aggiungere 6 mandorle intere e tre fichi secchi fatti a pezzettini.
 Cuocere la feta sulla piastra e, quando inizia a sciogliersi, spegnere la fiamma e aggiungere il formaggio all’insalata.  Condire con un filo di olio d’oliva, aceto balsamico e sale aromatico alle erbe.




Questo è un piatto dai sapori contrastanti, ho cercato di giocare con il sapore forte e deciso della feta accostando alimenti dolciastri e zuccherini come la frutta secca. La feta è ottima da gustare anche con un filo di miele e un pugnetto di noci tritate oppure per condire un’ottima insalata greca.

Buon appetito e mi raccomando: Siate riciclosi!!!!

giovedì 13 settembre 2012

Ditelo con una crostata

Crostata di marmellata alle prugne bio

Ci sono mille modi per ringraziare: parole, sorrisi e strette di mano. Ci sono i ringraziamenti ufficiali e quelli che si rivolgono alle persone care (amici, partner e parenti). Ci sono i grazie che sono pronunciati dal cuore, quelli che vengono detti per formalità, riconoscenza ed educazione.
Ma quando le parole non bastano e un abbraccio sembra ancora poco bisogna mettersi al lavoro per rinforzare il proprio grazie con qualcosa di speciale. In questo caso il mio affetto e la mia riconoscenza hanno preso la forma di una crostata alla marmellata che ho preparato con estrema minuzia per una persona molto cara e gentile.
È molto bello preparare qualcosa per qualcuno, le mani si fanno carico di una gestualità d’amore, lavorano lente, con pazienza ed estrema cura affinché tutto sia perfetto, buono e sprigioni un sapore intenso, che sa anche un po’ di te.
Questa ricetta è pubblicata sulla pagina di giallozafferano, non ho inventato nulla io, ma c’ho messo tutto l’impegno del mondo per far sì che ogni morso dato sia un’esplosione di bontà. Per essere sicura del risultato ho utilizzato un vasetto di marmellata di prugne dell’orto preparata da mia mamma: il gusto un po’ acidulo della frutta lavorata con pochissimo zucchero si sposa molto bene con l’impasto dolce della crostata.
N.B.: la ricetta originale riporta la lavorazione dell’impasto con robot da cucina, io preferisco sempre e comunque toccare con mano gli ingredienti e sentire sotto le mie dita le varie consistenze dei pasti che preparo. Inoltre la tradizione vuole che la pasta frolla venga stesa con il mattarello, invece la mia mamma mi ha consigliato di stendere l’impasto con le mani direttamente nella teglia per evitare eventuali rotture della frolla.
Ingredienti per l'impasto
150 gr burro
300 gr farina
1 limone (scorza)
2 uova (utilizzare solo i tuorli)
130 gr zucchero
Preparazione
In una terrina mescolate farina e burro freddo tagliato a cubetti. Lavorate gli ingredienti per 10 minuti fino a quando il burro si sarà completamente amalgamato con la farina e l’impasto avrà una consistenza morbida. Aggiungete lo zucchero e i due tuorli e impastate fino ad ottenere un composto omogeneo e tenero . Dopodiché formate una palla e conservate la frolla in frigo per mezz’ora avvolta nella pellicola. Infine mettete la carta forno sulla base della teglia e stendete l’impasto facendo attenzione a mantenere i bordi della crostata non molto bassi in modo da contenere la colata di marmellata. Dopo aver versato il composto di frutta non rimane che creare le decorazioni  con un po’ di frolla che avete messo da parte. Io ho abbellito la mia crostata con la classica fantasia a scacchiera, ma in cucina è sempre meglio lasciare libero spazio alla fantasia. Infornare in forno già caldo a 180° per mezz’ora.


N.B.B.: Personalmente con questa ricetta ho preparato due crostate piccoline anche perché il mio dolce regalo è stato trasportato in bicicletta e avevo bisogno di dimensioni che fossero più pratiche e maneggevoli.
Insomma, stamattina mi sono recata al lavoro come un vero postino carico di bontà e dolci pensieri.

lunedì 10 settembre 2012

Pan dolce ai cereali e prugne


-Esperimento per la colazione- 
Questa sera ho dato vita ad uno dei miei buoni propositi elencati in Memor(i)andum: preparare il pane. Avevo voglia di un pane dolce (ma non troppo) da consumare a colazione, per questo ho preso spunto da una ricetta di pane integrale che avevo trovato giorni fa su internet, aggiungendo però tra gli ingredienti delle prugne fresche di stagione. Il risultato è stato un pane molto buono, profumato e dolciastro, non è lievitato molto, ma è anche vero che, per questioni di tempo, l'ho lasciato sotto alle coperte per un'ora.
Questa è la ricetta per una piccola pagnotta con le mie modifiche.

Ingredienti:
300 gr di farina ai cereali
15 gr di lievito
1 cucchiaio di miele di acacia
150 ml  di acqua tiepida
20 gr di olio di oliva
1 cucchiaino di sale
2 prugne mature di stagione denocciolate

Procedimento:
In una terrina versate un cucchiaio di miele e 1 cubetto di lievito sbriciolato. Mischiate in un bicchiere acqua, olio e sale. Disporre sul tavolo la farina formando un piccolo vulcano e, al centro del cratere, mettete il miele, il lievito e la miscela nel bicchiere (acqua, olio e sale). Iniziate ad impastare e aggiungete alla massa le prugne precedentemente denocciolate e tagliate a pezzetti. Lavorate il composto per 15-20 minuti e infine adagiatelo in una ciotola segnando la parte superiore con una croce in modo da aiutare la lievitazione. Coprite il tutto con una copertina e aspettate per 1 o 2 ore. Quando l'impasto è lievitato disponetelo su una teglia rivestita di carta forno e mettetelo in forno caldo a 180° per mezz'ora. Se notate che il vostro pane non è ancora pronto prolungate i tempi di cottura (max 40 mins).




Segreto della mamma: durante la cottura del pane disponete sulla base del forno una terrina con un po' d'acqua, servirà a garantire un impasto umido e idratato.

Buona colazione!!!

sabato 25 agosto 2012

Ritorno...con un'insalatina (funghi, rucola, pomodorini e pinoli).

Cavolo quanto tempo è passato dall'ultimo post...e quante cose sono cambiate! La mia vita è molto più frenetica, in una città diversa e con ritmi completameeeeente diversissimi. Non è facile riuscire a conciliare sempre tutto e purtroppo il lavoro occupa la maggior parte del mio tempo, ma ho deciso di non tralasciare tutto quello che fa bene al cuore e mi rende felice....primo fra tutti il buon cibo preparato con pazienza e amore e, soprattutto, con ingredienti genuini.
Ora, viste le torride giornate trascorse, mi sembrava opportuno riprendere il blog con una ricettina facile e veloce: Insalta di funghi champignon con rucola, pomodorini, scaglie di parmigiano e pinoli.
N.B.: Questa è una ricetta vegetariana data la presenza del parmigiano, ma è ottima anche in versione vegana...quindi è possibile eliminare il formaggio e magari aggiungere un pugnetto di noci sgusciate oppure dell'ottimo tofu affumicato.
N.B.B.:Gli ingredienti sono da utilizzare tutti a crudo e, soprattutto, se dovesse avanzare un po' d'insalatina non buttatela via, ma utilizzatela per condire una pasta fredda il giorno dopo :) (è proprio ciò che farò oggi per pranzo :)).

Ingredienti per la preparazione: funghi champignon, rucola, pomodorini, parmigiano, pinoli.
Ingredienti per il condimento: olio d'oliva, aceto balsamico, sale (io utilizzo il Sale alle erbe della Rapunzel, ma va benissimo anche del sale normale), gomasio (facoltativo..personalmente lo uso molto in cucina perchè lascia quel grazioso gusto di noccioline).
Ah, dimenticavo le quantità: scegliete liberamente le proporzioni tra i vari ingredienti e soprattutto regolatevi in base al numero di persone coinvolte in questo gustosissimo pasto:)

Procedimento: lavare per bene i funghi ed eliminare dal gambetto soltanto la parte con più terreno e, una volta asciugati tagliateli a fettine sottilissime e disponeteli in una ciotola per insalata. Poi lavate i pomodorini, tagliateli a pezzettini e aggiungeteli nel recipiente. Infine prendete la rucola, lavatela e spezzettatela grossolanamente con le mani all'interno della ciotola. Gli ingredienti principali son terminati, ora procediamo con il condimento.
Aggiungiamo pinoli (una bustina va bene) e scaglie di parmigiano, olio q.b., sale, aceto balsamico e un po 'di gomasio e mescoliamo.

Ecco fatto, l'insalata è pronta! Buona mangiata :)




domenica 30 ottobre 2011

Metti una domenica a pranzo.... Antipasto: insalata regina con crostini di salvia e rosmarino

Per questo pranzo domenicale ho avuto il compito di cucinare per tutta la mia famiglia: madre, padre e fratello; ho deciso di organizzare il menù in due portate: un antipasto insalatoso e un primo super tradizionale (orecchiette con cavoli e mollica fritta). In seguito al successone riscosso ho deciso di postare sul blog entrambe le ricette, inizierò svelandovi quella della mia insalatona regina, pasto crudo di straordinaria bontà e molto facile da preparare...Penso che sarà un mio motivo di vanto per i prossimi 150 pranzi in famiglia :)
Ingredienti per la preparazione dell'insalata: 1/2 melagrana, 12 noci, 1 pugnetto di uvetta sultanina, 1 cespo insalata iceberg, 1/2 cespo di radicchio rosso, 2 carote tagliate a julienne, olio q.b., gomasio alle alghe, semini di sesamo, aceto balsamico e sale alle erbe. (N.B.: questi sono ingredienti per 4-5 persone, dimezzate pure le dosi in caso di necessità).
Procedimento: facile e super veloce: mischiate in una ciotola tutti gli ingredienti e condite con olio, aceto balsamico, sale e gomasio alle alghe. Non mischiate ancora il composto e procedete con la preparazione dei crostini.
Ingredienti per la preparazione dei crostini: 4 fettine piccole di pane (io ho usato pane di semola, ma non vi nascondo che voglio provare la ricetta con il pane di farina integrale o di segale), 3 dita di margarina, salvia, rosmarino e pepe nero.
Procedimento: in una tazza mischiate rosmarino e salvia tagliuzzati finemente con la margarina e mescolate il tutto con una forchetta come se stesse sbattendo le uova per preparare un frittata. Otterrete un composto cremoso e ben amalgamato che andrete poi a spalmare sui crostini senza esagerare con le quantità: ricordate che si tratta sempre di margarina e basterà solo un velo della cremina per rendere appetitosi i vostri crostini.
Dopo aver preparato la crema, spalmatela sui crostini di pane che infornerete a 200° fino a quando non saranno dorati

Infine tagliate le fettine di pane a cubetti, e metteteli sull'insalata.
Da leccarsi i baffi ;)...... Buona insalatona!

Dalila


sabato 29 ottobre 2011

A tutta forza e bellezza! Riso di Venere con fagioli di soia

Oggi, per pranzo, ho sperimentato una ricetta a base di riso di Venere e fagioli di soia. Non so se avete mai assaggiato questa qualità di riso dai chicchi piccoli, robusti e profumatissimi, se la risposta è no vi consiglio vivamente di acquistare al più presto una confezione e di  mettervi ai fornelli.
Di solito il riso di Venere è indicato per i piatti a base di pesce, ma lo giuro su Venere appunto ;) che è buonissimo anche con le verdure, i legumi o addirittura in bianco con un filo di olio e un po' di prezzemolo.
Quella che segue è la mia ricetta, semplice e veloce per dare vita ad un piatto completo, ricco, profumato e coloratissimo.
Ingredienti: 3 pomodori belli maturi, 4 carote grandi, 1 piccolo gambo di sedano, poco prezzemolo, olio q.b., salvia, rosmarino e 3 vasetti piccoli di fagioli di soia cotti a vapore oppure 2 grandi.
Procedimento: Inserite nel frullatore i pomodori, carote, sedano, prezzemolo e olio. Tritate il tutto grossolanamente e senza ridurlo in poltiglia.
Successivamente mettete una pentola di medie dimensioni sul fuoco, a fiamma bassissima, senza aggiungere ulteriore olio, preferite sempre versare l'olio a crudo sul piatto terminato. Dopo aver fatto rosolare le verdure, aggiungere l'acqua fino a ricoprire l'intero composto ( 3 dita max 4), mettete il coperchio, alzate leggermente la fiamma e portate il composto quasi ad ebollizione, aggiungete quindi gli odori (salvia e rosmarino).
Una volta raggiunta la temperatura ideale, inserire la soia nella minestra, aggiungete il sale e continuate la cottura fino a totale assorbimento dell'acqua. Nel frattempo in una pentola a parte cucinate il riso di Venere da aggiungere alla minestra di soia.
Quando l'acqua è stata completamente assorbita, spegnere la fiamma e aggiungere un filo di olio e del pepe a seconda dei vostri gusti. Infine aggiungere il riso di Venere precedentemente cotto e servire. 



Buon appetito e che Venere vi protegga! :)
Dalila

martedì 25 ottobre 2011

A pranzo..... minestra "scaldata" (Ricetta: zuppa di quinoa e verdure)

Ieri mi sono proprio dimenticata di postare una ricetta buona buona e leggera leggera che ho sperimentato domenica e, visto che non si butta nulla specialmente se il piatto è ben riuscito, ho deciso di riscaldare il pappone e di spazzolarlo anche lunedì a pranzo.
Gli ingredienti sono facilissimi da trovare perchè ho utilizzato solo verdura di stagione, l'unico ingrediente misterioso e sconosciuto dovrebbe essere la quinoa, ma niente paura perchè è reperibilissima in tutti i punti vendita bio (a questo post allego un link per conoscere un po' di più questa pianta anche se spesso viene identificata come un cereale).

INGREDIENTI: cipolla, 4 carote se sono piccine altrimenti 2, metà finocchio, due patate, 4 alberelli di broccolo e una tazzina di quinoa.
PREPARAZIONE: versare un filo d'olio in una pentola e mettere a rosolare un po' di cipolla e le carote precedentemente tagliate sottili. Aggiungere poi le patate tagliate a tocchetti e girare di tanto in tanto. Ricordate che quando preparate zuppe di verdure conviene sempre dare priorità di cottura alle verdure un po' più durette rispetto alle altre. Mancano dunque all'appello 2 spicchietti di finocchio e gli alberelli di broccolo. Dare precedenza al finocchio, tagliarlo a pezzetti e aggiungerlo al composto e ingine fare lo stesso con i broccoli. Solo dopo aver aggiunto i broccoli versate l'acqua fino a ricoprire completamente le verdure, mettere un coperchio e lasciare cucinare un po' la pappa a fiamma bassissima. Quando le verdure sono quasi cotte versare la tazzina di quinoa, rimettere il coperchio e lasciar cuocere per altri 15 minuti, il tempo perfetto per la cottura della quinoa. Non vi ho detto di aggiungere il sale perchè come ho già precedentemente detto preferisco evitarlo e sostituirlo a tavola con un po' di gomasio. Questi ingredienti sono sufficienti per saziare 2 persone, è un piatto molto nutriente e super cremoso e poi la quinoa ha un profumo spettacolare.
BUON APPETITO :)
Dalila

venerdì 21 ottobre 2011

Al contadino non far sapere quanto è buona la cannella con le pere…

Ritorno in cucina dopo aver trascorso il weekend a casa di un’amica, apro il frigo e trovo a darmi il bentornata, oltre il mio delizioso gatto Matisse, un bel Kg di pere mature e succose che mi guardano speranzose. Il dubbio mi assale: “come impiegarle?” mi chiedo. Poi l’idea: una bella marmellata per l’inverno, magari da utilizzare per farcire qualche dolce goloso al cioccolato!!

E’ una marmellata semplice e nel corso della preparazione mi viene in soccorso un’alleata preziosa: la cannella. E’ una spezia molto profumata, dal sapore deciso e dolce con la quale io arricchisco spesso i miei dolci, mentre preparavo la frutta la mia mente pregustava già la crostata al cacao amaro e marmellata di pere e cannella!!!
Questa confettura è qualcosa di tipicamente autunnale dal sapore delicato e dalla fragranza avvolgente. Prepararla porta via un po’ di tempo per la preparazione (sbucciare la frutta e sterilizzare i barattoli) e la cottura in sè (max 30 - 40 minuti) ma il risultato soddisferà le aspettative e ripagherà tutti gli sforzi profusi!


Per la marmellata occorre:
- 1 kg di pere abate (o altro tipo dipende da quello che preferite o dalla tipologia che trovate in commercio)
- 350 gr di zucchero (io ne uso poco perché utilizzando il frutto maturo e molta cannella evito possa risultare stucchevole l’esito finale)
- cannella quanto basta, a seconda dei gusti



Procedimento:
Dopo aver sterilizzato i barattoli, avendoli fatti bollire precedentemente, procedo tagliando la frutta a tocchetti, aggiungo zucchero e cannella e lascio bollire per una mezz’ora, una volta cotta la frutta la potrete frullare e far cuocere ulteriormente in modo da ottenere una marmellata vellutata. I tempi di cottura vengono decisi in base alla consistenza che volete darle, io di solito lascio cuocere per una quarantina di minuti e verso nei barattoli, che lascerò riposare capovolti fino al raggiungimento del sottovuoto. Se volete esser certi della chiusura ermetica dei vostri barattoli vi consiglio di metterli capovolti in una pentola colma d’acqua (i vasetti devono esserne coperti) e farli bollire nuovamente. L’odore di cannella invaderà la vostra cucina regalandovi un’esperienza olfattiva e gustativa rigenerante! Convinta che l’esito vi convertirà definitivamente alle marmellate home-made, vi auguro buon appetito!